Comunicâts, Dome pal blog

Tav Mestre-Triest, WWF e Legambiente: « vonde cul ‘acaniment terapeutic’»

WWF e Legambiente dal Friûl-VJ îr a àn fat une conference stampe. Argoment dal incuintri la linie TAV Mestre – Triest.
Us sometin il test dal comunicât pe stampe dât fûr dopo dal incuintri cui gjornaliscj.
A part la maniere falade cemût che al è scrit il non de Regjon (che o vin corezût in ‘Friuli-Venezia Giulia’) al è pardabon dificil no cjatâsi in cunvigne cui argoments fats indenant.
Buine leture

Trieste, 4 settembre 2013
TAV Mestre – Trieste. WWF e Legambiente: “Basta con l’”accanimento terapeutico” su un progetto nato già morto.”

La Regione Friuli-Venezia Giulia si attivi per mettere fine all’”accanimento terapeutico” sul progetto della linea TAV Mestre-Trieste, che dura ormai da oltre un decennio.
Questa la richiesta di WWF e Legambiente, espressa oggi in una conferenza stampa a Trieste dai responsabili regionali trasporti delle due associazioni, Dario Predonzan (WWF) e Andrea Wehrenfennig (Legambiente).
“Si tratta – hanno ricordato i due ambientalisti – di una telenovela cominciata oltre un decennio fa, con la presentazione nella primavera 2003 di un primo progetto per la tratta Ronchi dei Legionari-Trieste, poi sonoramente bocciato dagli organi tecnici dei ministeri dell’ambiente e dei beni culturali e infine ritirato nel 2005 dalla Giunta regionale di Riccardo Illy, che l’aveva finanziato e sostenuto con protervia fino alla fine.”
Poi nel 2010 RFI-Italferr presentò un progetto per l’intera linea Mestre-Trieste, suddiviso in 4 tratte (Mestre-Aeroporto M. Polo, Aeroporto-Portogruaro, Portogruaro-Ronchi d.L. e Ronchi-Trieste), che iniziarono altrettante procedura VIA separate. Lo “spezzatino”, pratica in evidente contrasto con lo spirito della VIA e con le indicazioni metodologiche fornite in merito dalla Commissione Europea, aveva ovviamente lo scopo di far concentrare l’attenzione delle comunità locali solo sul frammento di linea che interessava il proprio territorio, perdendo di vista l’insieme.
Malgrado ciò, quasi coralmente negativi (unica eccezione il Comune di Trieste) furono i pareri espressi dal Comuni, per gli impatti devastanti dell’opera sul territorio e sul sottosuolo carsico, i costi esorbitanti (ancorché non precisati), i tempi prevedibilmente lunghissimi di esecuzione, ed infine l’indimostrata necessità dell’opera stessa.
Impermeabili a ciò, RFI e Italferr produssero nel 2012 un “sistema conoscitivo unitario”, che semplicemente riuniva in un unico elaborato i 4 studi di impatto ambientale depositati nel 2010 per i 4 tronconi dello “spezzatino” progettuale della Mestre-Trieste.
Corale, anche stavolta, lo schieramento dei pareri negativi dei Comuni, con l’unica – incomprensibile – eccezione di Trieste, favorevole.
Senza fare una piega, e quindi senza tenere in conto alcuno i pareri comunali, RFI – Italferr ha quindi presentato lo scorso giugno delle “integrazioni” al progetto ed agli studi ambientali del 2010, limitatamente però alla sola tratta Ronchi-Trieste, “dimenticando” però di mettere a disposizione del pubblico i nuovi elaborati.
Nel sito del Ministero dell’ambiente, infatti, non ce n’è traccia.
“Si tratta – hanno denunciato Predonzan e Wehrenfennig – di una clamorosa violazione della normativa vigente in materia di VIA (la Direttiva europea 85/337 ed il D. Lgs. 152/2006), che i Ministeri competenti (ambiente e beni culturali) devono assolutamente sanzionare.”
Le integrazioni, inviate dalla Regione a tutti gli enti locali interessati, contengono anche l’analisi costi-benefici, relativa però all’intera linea Mestre-Trieste, colmando così – almeno formalmente – una vistosa ed inspiegabile lacuna del progetto 2010. “A maggior ragione quindi – continua il WWF – questo materiale dev’essere messo a disposizione del pubblico, per poterlo valutare criticamente con il contributo di tutte le competenze disponibili.”
Di qui la dura nota di protesta ai ministri dell’ambiente e dei beni culturali (Orlando e Bray), nonché ai rispettivi direttori generali, in cui il WWF ha chiesto che RFI-Italferr sia richiamata all’obbligo di rispettare le norme vigenti in materia di VIA. Anche Legambiente invierà una nota analoga.
Le due associazioni si rivolgono però pure alla Presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia, alla DG ambiente della Commissione Europea e al Commissario straordinario Bortolo Mainardi.
“Va stigmatizzato – hanno concluso i rappresentanti di WWF e Legambiente – il fatto che RFI persista nel portare avanti, e per di più in difformità dalle norme vigenti, la procedura VIA su un progetto fuori della realtà, sia dal punto di vista ambientale, sia da quello economico. La spesa di 7,8 miliardi di Euro – IVA esclusa – per un’opera che richiederebbe almeno 30 anni di lavori e che devasterebbe la bassa pianura friulana ed il Carso, rappresenta un’evidente follia, di cui però a RFI nessuno sembra accorgersi. A maggior ragione nel momento in cui il Commissario straordinario per la Mestre-Trieste ed i Comuni hanno ormai condiviso un’ipotesi radicalmente diversa, basata sull’ammodernamento e l’eliminazione dei colli di bottiglia nella linea esistente.”
Gli ambientalisti chiedono perciò che la Regione – senza farsi condizionare da posizioni incomprensibili come il recente “non parere” della Giunta comunale di Trieste – faccia propria l’unica soluzione ragionevole della vicenda, ponendo cioè fine all’”accanimento terapeutico” sul progetto TAV del 2010, e avviando contestualmente la valutazione delle opzioni alternative, come quella ipotizzata dal Commissario Mainardi e quella contenuta nello studio redatto nel 2008 dall’ing. Andrea Debernardi per conto del WWF.

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Atualitât, Dome pal blog

Ni “piccola patria”, ni “grandi opere”

Vie par chestis setemanis si fevele une vore di autonomie (chê regjonâl o chê dal Friûl? Boh!) e di infrastruturis e “grandi opere”. Cun di plui al torne a fâsi indenant une tindince a dineâ la esistence dal Friûl, fintremai te denominazion de aghe minerâl e des manifestazions sportivis.

Al somee che il Friûl al ledi ben dome in tiermins di servitûts militârs o di servitûts di passaç e che par chest nol vedi dirit nancje al so non (no i covente…): la vecje idee de “piccola patria”, dal Friûl stramudât intune grande caserme, cumò e ven tornade a fâ indenant inte vieste de “regione ponte” e de “piattaforma logistica”.

Sgarfant in rêt o vin cjatât doi articui che nus ufrissin une cjaladure diferente.
Sul Novi Matajur di joibe passade al è un toc che cuintri de “regione ponte” al fâs indenant la idee de “regione punto” e duncje cuintri de “piattaforma logistica” al presente une prospetive alternative, che nus cjate ad in plen in cunvigne: chê che a chest pont o clamaressin de “plataforme logjiche”.
Un altri al è un editoriâl di Ezio Gosgnach, jessût ancjemò tal 2009 su La Vita Cattolica, che si pues leilu ancje sul blog dal Comitât/Odbor/Komitaat/Comitato 482, là che si fevele des infrastruturis che a coventin pardabon. Ancje in chest câs lu “cuotìn” cun convinzion.

Buine leture.

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